A Burgusio, il Weisses Kreuz intreccia storia, architettura e benessere. E nel MaMesa dello chef Marc Bernhart la montagna incontra il mondo, tra ingredienti locali, tecniche contemporanee e influenze internazionali.
Burgusio non è un luogo che ha bisogno di effetti speciali. Il piccolo borgo dell’Alta Val Venosta conserva ancora quella misura alpina in cui la storia non è un fondale, ma parte della vita quotidiana: antiche architetture, vie silenziose, campi, rogge e montagne che definiscono l’orizzonte.
È proprio qui che il Weisses Kreuz – Adults Only ha costruito la propria identità. Non cancellando il passato, ma lavorandoci sopra: recuperando edifici storici, preservandone i dettagli e lasciando che materiali contemporanei, design e ospitalità entrassero in dialogo con una memoria che risale a secoli fa.

Oggi l’hotel, guidato da Mara Theiner, erede di una lunga storia familiare, è un indirizzo di charme in cui l’idea di lusso alpino assume una forma più intima. Il silenzio, la natura, il tempo dilatato e una precisa cultura dell’accoglienza diventano parte di un’esperienza che va oltre il semplice soggiorno.
Una storia di famiglia nel cuore di Burgusio
La vicenda del Weisses Kreuz comincia nel 1871, quando Josef Theiner acquista la struttura e il terreno adiacente lungo la Via Claudia Augusta, l’antica direttrice romana che collegava il nord e il sud delle Alpi.
Da allora l’edificio attraversa generazioni e trasformazioni: bottega, fattoria, enoteca, ristorante, albergo. Negli anni Sessanta arriva la modernizzazione voluta da Kurt e Maria Theiner; nel 1999 nasce il grande centro benessere; nel 2011 prende nuova vita anche la storica Ansitz zum Löwen e, dal 2013, l’intero complesso viene progressivamente rinnovato.

Nel 2022 Mara Theiner, nipote di Maria, porta avanti questa storia con una nuova idea di ospitalità, affiancata dallo chef Marc Bernhart. Arrivano la piscina infinity di 20 metri, il giardino d’inverno, gli spazi per fitness e yoga e soprattutto il MaMesa, il ristorante fine dining destinato a diventare uno dei progetti più caratterizzanti della struttura.
È una continuità interessante: il Weisses Kreuz cambia, ma senza perdere il senso del luogo.
L’Ansitz zum Löwen: otto secoli di storia, riletti al presente
Dall’altra parte della strada si trova uno dei capitoli più affascinanti della proprietà: Ansitz zum Löwen, edificio storico di oltre 800 anni tutelato dai Beni Culturali.
Il restauro ha scelto una strada precisa: conservare ciò che il tempo aveva lasciato e affiancarlo a elementi contemporanei senza cercare di mimetizzarli. Il legno di cembro secolare, gli affreschi, i soffitti a cassettoni e persino dettagli apparentemente minori convivono con vetro, calcestruzzo a vista, intonaco grezzo e bagni dal disegno contemporaneo.
Le nove suite sono tutte diverse. Una risale addirittura al XIII secolo. In una stanza può comparire un antico soffitto intagliato, in un’altra una parete decorata; altrove il passato riemerge in un bagno ricavato nell’antico affumicatoio o in un chiavistello originale.
È questa stratificazione, più che la ricerca di una perfezione estetica uniforme, a dare personalità alla dimora.

AUREA MEA Spa: il lusso di rallentare
Al Weisses Kreuz il benessere segue la stessa filosofia dell’architettura: non interrompe il racconto del luogo, lo prosegue.
La AUREA MEA Spa occupa 1.300 metri quadrati e si sviluppa tra materiali naturali, saune in cirmolo e abete, una piscina infinity di 20 metri e un idromassaggio panoramico esterno.

Dall’acqua lo sguardo raggiunge il Piz Lun e l’Ortles, per poi scendere verso i vigneti dell’Abbazia di Monte Maria e il Castello del Principe. È una prospettiva che ricorda quanto, in montagna, il paesaggio possa diventare parte integrante del benessere.
La Silence Lounge, illuminata dalla luce delle candele e arredata con lettini ad acqua riscaldati, invita alla pausa. Il giardino d’inverno aggiunge un altro spazio protetto dal quale osservare il paesaggio attraverso grandi superfici vetrate. Completano il percorso trattamenti personalizzati, massaggi e rituali ispirati alle essenze di arnica, pino cembro ed erbe di montagna.
Per chi cerca una dimensione più privata c’è anche una Private Spa con vasca idromassaggio, cabina a raggi infrarossi e letto a baldacchino.


MaMesa: quando la montagna guarda oltre le Alpi
È però a tavola che il Weisses Kreuz rivela forse la sua interpretazione più contemporanea della Val Venosta.
Il MaMesa, aperto nel 2022, nasce dall’incontro tra Mara Theiner e lo chef Marc Bernhart, originario proprio di Burgusio. Il nome unisce “Mesa”, tavolo in lingua retoromanza, al riferimento a Marc: un nome semplice per un progetto che ha fatto della contaminazione la propria cifra.

Soltanto sei tavoli, racchiusi nell’architettura di un ex fienile trasformato in una sorta di lanterna di vetro sopra il paese. L’Ortles entra nel campo visivo, mentre l’interno sceglie una sobrietà quasi urbana: pavimento in rovere, tonalità delicate, sedute girevoli, un bancone rivestito in porfido e una precisa progettazione della luce firmata Bartenbach.
L’impressione è volutamente lontana dall’immaginario alpino più convenzionale. Una volta seduti, racconta il comunicato, il panorama resta l’unico elemento capace di ricordare Burgusio: per il resto, il MaMesa potrebbe appartenere a Milano o New York.
Glocal: il territorio come punto di partenza, non come confine
La cucina di Marc Bernhart segue una regola precisa: “global, but local”.
Le radici sono altoatesine, ma la tecnica e gli ingredienti guardano lontano. La tradizione francese incontra suggestioni thailandesi e giapponesi; gli ingredienti della montagna dialogano con prodotti provenienti da altre latitudini; fermentazioni, acidità e umami diventano strumenti per costruire una cucina contemporanea, personale, senza perdere il sapore originario della materia prima.
È un percorso che nasce anche dalla biografia dello chef. Dopo le prime esperienze in Alto Adige, Bernhart ha lavorato in Austria e Svizzera, entrando in contatto con cucine e maestri diversi. Al Widder di Zurigo, accanto a Stefan Heilemann, ha approfondito in particolare l’incontro fra tecnica francese e sapori thailandesi, una combinazione che sarebbe poi entrata nella sua cucina.
Il risultato non cerca di imitare una cucina internazionale. Cerca piuttosto di farla parlare con la montagna.
Wagyu, speck e fermentazioni: la materia prima viene dalla valle
Una parte significativa degli ingredienti utilizzati al MaMesa proviene direttamente dall’azienda agricola dello chef.
Ci sono i bovini Wagyu allevati sui prati di Burgusio durante l’estate, lo speck prodotto con maiali Duroc di proprietà e il miele raccolto dalle api del padre di Marc Bernhart. Il pane arriva invece dal forno Jorgl di San Valentino alla Muta, dove viene prodotto manualmente con lievito madre e cereali biologici.
Accanto a questa dimensione profondamente locale compaiono ingredienti internazionali: capesante norvegesi, luccio dell’Atlantico, curry thailandese, gambero rosso di Mazara del Vallo, ostriche francesi e scampi dalla Norvegia.
Anche alcune delle basi della cucina vengono elaborate internamente: il miso è prodotto con orzo locale, il garum con koji e carne Wagyu, mentre la salsa di soia nasce dall’incontro fra orzo e funghi del territorio.
La pasticceria senza zucchero bianco di Kay Baumgardt
A chiudere il percorso gastronomico è Kay Baumgardt, pastry chef del MaMesa e dell’intero Weisses Kreuz.
La sua pasticceria parte da un principio netto: niente zucchero bianco, ma tecniche capaci di valorizzare la dolcezza naturale degli ingredienti.
Fermentazioni, marinature e decapaggi entrano così nella costruzione dei dessert, insieme a ingredienti meno convenzionali come cavolfiore e aglio nero. Baumgardt, premiato come “Pasticcere dell’anno 2020” da Gault&Millau, lavora per immagini: prima immagina il dessert, poi costruisce il percorso per arrivarci.
Il vino come altro volto dell’Alto Adige
La dimensione gastronomica del MaMesa trova un naturale completamento nella cantina.
La carta conta circa 500 etichette, con una forte presenza dei vini altoatesini affiancati da grandi rossi italiani, Riesling tedeschi e selezioni internazionali.
Il legame con il territorio arriva a un dettaglio particolarmente curioso: proprio sotto l’Abbazia di Monte Maria, a circa 1.350 metri di quota, si trova quello uno dei vigneti più alti d’Europa, da cui nasce un vino dal carattere differente rispetto alle produzioni delle quote inferiori.
La Val Venosta fuori dall’hotel
Il soggiorno al Weisses Kreuz invita naturalmente a uscire dalle sue mura.
L’Abbazia di Monte Maria, Glorenza, le antiche rogge della valle, il Lago di San Valentino alla Muta e il Lago di Resia costruiscono un itinerario che alterna storia, paesaggio e attività all’aria aperta.

A piedi si possono seguire i Waalwege, gli antichi sentieri delle rogge, oppure percorrere il Sonnensteig. In bicicletta, la Ciclabile della Val Venosta segue parte dell’antica Via Claudia Augusta dal Passo Resia fino a Merano.
L’hotel organizza inoltre escursioni, compresa un’uscita all’alba sul Watles, mentre chi cerca un’esperienza più intensa può cimentarsi con il parapendio nella zona escursionistica sopra Burgusio. Per chi preferisce mantenere il proprio allenamento anche in vacanza, sono disponibili una palestra Technogym e lezioni di yoga e meditazione tre volte alla settimana.
Gli indirizzi di Mara Theiner: la Val Venosta più autentica
Per scoprire il territorio attraverso gli occhi di chi lo vive, Mara Theiner indica alcuni indirizzi lontani dai circuiti più conosciuti.

Il Solis, sul Sonnensteig, è il suo suggerimento per assaggiare gnocchi all’aglio orsino e una Marende reinterpretata; a Castelbello, il Josmoarhof è invece la destinazione per chi vuole conoscere lo Chardonnay prodotto da Sebastian su pendenze particolarmente impegnative.
Per il Kaiserschmarrn, l’indirizzo indicato è la Malga di Planol. A Glorenza, infine, c’è Flurin, ospitato all’interno di una torre del Duecento che fu anche carcere: qui lo chef Thomas Ortler costruisce un menu legato alle stagioni e alla disponibilità delle materie prime locali.
Il 29 novembre torna il Kitchen Party
Il calendario del Weisses Kreuz aggiunge infine un appuntamento dedicato alla gastronomia internazionale: il 29 novembre 2026 torna il Kitchen Party.
Le cucine dell’hotel e gli spazi del MaMesa ospiteranno chef provenienti da diversi Paesi, insieme a Marc Bernhart e Kay Baumgardt, in una serata costruita come un percorso libero fra banchi di degustazione, vini e musica.
Una volta terminata la parte gastronomica, il bar dell’hotel cambierà atmosfera, trasformandosi in uno spazio musicale per proseguire la serata.
In fondo, il progetto del Weisses Kreuz sembra racchiudersi proprio in questa capacità di tenere insieme dimensioni apparentemente lontane: il silenzio della montagna e una cucina cosmopolita, otto secoli di architettura e un design contemporaneo, il ritmo lento della villeggiatura e una tavola che guarda al mondo.
A Burgusio il lusso non viene costruito contro la storia: nasce dalla possibilità di abitarla, senza rinunciare al presente.
Foto di: Daniel Zangerl







