Eugenio Preatoni, CEO Domina

Eugenio, in questo mondo che cerca di riprendersi dalla pandemia, qual è la situazione di Domina?

Eugenio Preatoni: «Noi lottiamo come sempre, con le unghie e con i denti! Un po’ come tutti i protagonisti nel settore del turismo, facciamo il possibile per rimanere in piedi: abbiamo elaborato una valutazione approfondita della nostra liquidità disponibile, e in base a quella abbiamo predisposto un piano per ridurre al minimo i costi programmando attentamente gli investimenti che saranno necessari alla riapertura, nonostante la situazione attuale presenti una contrazione del 100% del fatturato».

Hai mai vissuto, dal punto di vista di imprenditore del settore turistico, un momento di crisi paragonabile a questo?

«Negli anni è sicuramente capitato altre volte di dover fronteggiare situazioni critiche – per esempio a Sharm El Sheikh dove per vari motivi, reali o psicologici, in passato abbiamo subito una contrattura – ma eventi simili a questo tali da bloccare il mondo e da ridurre a zero il fatturato, beh… sinceramente no, non ne abbiamo mai affrontati. La grande differenza, poi, è che nei momenti di crisi passati si sapeva che in qualche modo si sarebbe ripartiti, che era solo una questione di tempo, mentre adesso non c’è niente di certo: dipendiamo da decisioni di persone che, lontane dalla realtà e sedute sui loro seggi di Bruxelles, prendono decisioni su argomenti di cui non sanno nulla».

Cosa intendi dire?

«Che non conoscono affatto i risvolti pratici delle materie sulle quali decidono e deliberano…

Pensa per esempio all’idea che hanno avuto di volare in aereo con un posto pieno e un posto vuoto: ovviamente tutti si sono espressi negativamente, comprese le compagnie aree… non serviva un genio per capire che così non si poteva volare.

Le low-cost come Ryanair, con i prezzi che fanno, come avrebbero potuto volare con gli aerei mezzi vuoti? E come si poteva pensare che uno Stato sovvenzionasse un gruppo che fa partire voli vuoti?. Che poi mi chiedo, dal punto di vista epidemiologico e sanitario, cosa cambia la distanza quando sei sigillato in uno spazio stretto a diecimila metri da terra? Se uno fa uno starnuto, ti arriva comunque, anche con metà aereo vuoto!»

Ti metto davanti a un foglio bianco: come sarà il turismo da adesso in poi? Immaginiamolo insieme dal punto di vista di un “imprenditore visionario” che vuole migliorarlo.

«Questa domanda apre davvero un mondo. Stiamo vivendo una situazione molto complessa che mi porta ad avere praticamente nessuna fiducia sul fatto che il nostro sistema prenda delle decisioni assennate, in particolare non ho fiducia nel fatto che vengano prese le giuste decisioni per rilanciare il settore turistico o che si facciano delle scelte per il futuro in maniera organica, perché è il nostro sistema ad essere malato.

Mi spiego meglio: qui non si tratta solo di turismo, dobbiamo fare un ragionamento molto più ampio. Per quanto mi riguarda, ritengo che la nostra classe politica non sia preparata a gestire questo tipo di situazione. E non è nemmeno colpa loro: nella storia moderna si è sentita spesso l’affermazione che “ogni popolo ha la classe politica che si merita”, e non c’è niente di più vero! Queste persone le abbiamo elette noi, quindi siamo noi cittadini il problema. Il fatto è che, per esempio, 2500 anni fa nell’Atene di Pericle, i cittadini o i politici erano in senso assoluto molto più ignoranti di quelli contemporanei, perché ovviamente c’erano meno conoscenze e meno scoperte a quell’epoca. Però erano chiamati a prendere decisioni su cose che conoscevano, che facevano parte del loro bagaglio quotidiano e che potevano realmente comprendere.

Oggi il mondo va troppo veloce, è impossibile essere competenti su ogni argomento. Nonostante ciò, per dire, veniamo chiamati a votare sul referendum nucleare anche se in fisica siamo analfabeti, o ci chiedono un parere sulla riforma costituzionale quando nemmeno sappiamo la data dell’unità d’Italia.

È chiaro che qualcosa nel sistema non funziona, ed è un circolo vizioso: le persone vengono chiamate a esprimere pareri su questioni di cui non sanno nulla, eleggono politici non all’altezza e questi poi sono costretti a seguire questo sistema demagogico che è la rappresentazione della degenerazione della nostra democrazia. Un atteggiamento simile è un disastro. Molti si lamentano perché la scelta del lockdown non è stata presa il 31 gennaio, quando è stata chiamata la situazione di emergenza nazionale. Ma lo sanno perché quella decisione non è stata presa subito?

Perché se Conte fosse andato in televisione a dire che dovevamo stare a casa dal 1 febbraio, ci sarebbe stata un’insurrezione popolare: la gente non aveva ancora capito e Conte, anche se avesse già saputo la gravità della situazione, non avrebbe potuto permettersi di prendere una decisione tanto impopolare. Quello di cui avremmo bisogno oggi è una classe politica formata non da tuttologi, ma da statisti in grado di fare una sintesi interdisciplinare dei pareri di tutti, prendendo poi liberamente le decisioni migliori rispetto a come allocare le risorse limitate di cui disponiamo, senza guardare i sondaggi.

Ma in realtà non è così, perché il nostro politico deve sottomettersi al parere del popolo e alle indicazioni dell’esperto di questo o di quello: io sono un fervente sostenitore del metodo scientifico, ma è chiaro che anche gli esperti sono esseri umani, e ognuno di loro guarda il mondo attraverso il proprio punto di vista, pensando che il problema del proprio campo sia più importante di tutti gli  altri.

Ecco, in questo contesto demagogico io  non credo che si possa essere in grado di prendere decisioni assennate. Quando tu mi parli di come rilanciare il settore del turismo in maniera strutturata, io dico che non c’è neanche il modo di provare a farlo».

Allora facciamo così, ti regalo una bacchetta magica, a tua totale disposizione. Che faresti?

«Adesso sì che mi stai mettendo in crisi! Da dove partire… allora… guarda, se potessi, la prima cosa che farei sarebbe quella di investire nel settore dell’istruzione, perché credo che alla fine l’unica nostra speranza sia un elettorato informato in grado di prendere decisioni migliori rispetto a quelle che ho visto prendere negli ultimi trent’anni. Come ti ho accennato prima, il nostro elettorato non si rende conto di quello che succede e di chi elegge, e questa è la rovina nel nostro Paese. Allora o istruiamo e rendiamo consapevoli le persone che votano – cioè l’esatto opposto di quello che accade oggi – oppure dobbiamo per forza andare verso un sistema di governo più elitario e meno democratico, facendo votare solo le persone davvero competenti.

Tutte le riforme strutturali di cui in Italia discutiamo da trent’anni – quella della giustizia, quella del lavoro… – potranno avvenire solo al verificarsi di una delle due condizioni dette prima, cioè o una diversa base elettorale, o una base elettorale diversa, istruita, colta. Tornando quindi alla tua domanda, a mio modo di vedere soltanto dopo aver rimesso a posto il sistema potremo pensare di dire “adesso per rilanciare il turismo facciamo così”.

In un’Italia, dove per andare da Palermo a Catania ci vogliono otto ore in treno, dove sul Lago di Como ci sono strade talmente piccole che due monovolumi non passano, dove ci sono quattro licenze del casinò – tutte e quattro in perdita – cosa pensi di poter proporre? Siamo un Paese che ormai funziona al contrario, e ritengo sia la naturale conseguenza dei nostri tempi: noi siamo la generazione che non ha visto la guerra, che non ha lottato per la democrazia, che non ha dovuto soffrire. Siamo una popolazione decadente. Guarda i cinesi: al primo giorno di riapertura sono andati a “premiarsi” per il duro periodo passato in lockdown spendendo due milioni di dollari da Armani e Hermes. Perché? Perché sanno che domani ne guadagneranno il doppio, che hanno possibilità di crescere, di guardare al futuro.

Qui in Italia ci riempiamo la bocca di parole sul risparmio, senza renderci conto che così facendo stiamo morendo. E non c’è niente di positivo in questo! Così come non c’è niente di più antitetico al capitalismo – pieno di falle, certo, ma che ha portato miliardi di persone fuori dalla miseria nell’ultimo secolo e che ad oggi è la soluzione migliore a nostra disposizione – del risparmio: il capitalismo funziona se ci sono consumi, se c’è spesa, se la gente ha una visione rosea del futuro.

Prendi gli americani: spendono sempre più di quello che hanno, ma perché? Perché sono convinti che dandosi da fare, inseguendo il sogno americano, impegnandosi, domani guadagneranno di più e copriranno i debiti fatti per avere una macchina grande, una casa grande, l’università migliore. Si sposa con una visione rosea, che in Italia non c’è.

Noi siamo un ibrido, non siamo né carne né pesce, piangiamo miseria quando abbiamo i soldi, critichiamo la ricchezza ma ne siamo gelosi, produciamo il lusso ma lo demonizziamo. In un contesto del genere, mi viene difficile pensare che qualcuno possa ad un certo punto prendere in mano la situazione e dire “adesso si fa così!”  Non voglio uscire troppo fuori tema, ma il problema qui è molto più profondo rispettto al settore del turismo, e la vicenda del Covid lo ha solo fatto emergere in maniera più lampante: sono vent’anni che questo Paese si sta impoverendo».

Eugenio Preatoni
Il CEO di Domina in una scena di Boss in Incognito

Qual è la causa?

«Adesso mi fai toccare un altro tasto che mi renderà ancora più antipatico. L’Europa. Nel 1999 il reddito medio di un italiano era il 96% di quello di un tedesco, avevamo lo stesso potere di acquisto, eravamo la più grande potenza manifatturiera, la quinta a livello industriale. Oggi il nostro reddito è il 74% di quello di un tedesco, e la differenza tra la percentuale di prima e quella attuale è come la differenza che c’è tra l’era moderna e il paleolitico. Ma la cosa peggiore è che la gente non se ne rende nemmeno conto. Tutto è relativo, come ci insegna Einstein, anche la ricchezza: in termini assoluti, era più ricco il Re Sole di Francia, che non aveva aria condizionata né riscaldamento, non aveva le fogne, gli ascensori, o l’automobile, e magari moriva di polmonite a 25 anni perché non esisteva la penicillina, o un qualsiasi uomo moderno, anche per dire l’operaio di oggi? Il fatto è che l’operaio non si paragona all’uomo di duecento anni fa, lui si paragona a quello che oggi ha lo yacht di 100 metri o l’aereo privato, e si sente un fallito. Con risvolti che potrebbero essere drammatici.

L’origine delle guerre è sempre stata economica: non è vero che le crociate sono state guerre di religione, non è vero che la guerra tra Atene e Troia è stata una guerra per una donna, ci sono sempre fattori economici dietro le guerre. E se guardi alla Seconda Guerra Mondiale, appare chiaro che la crisi economica ne è stata l’incubatore.

Mi chiedevi da cosa deriva il nostro impoverimento: dalla scelta scellerata, a fine anni Novanta, di portarci in Europa, facendo il passo più lungo della gamba. Quel cambio tra lira ed euro non era quello corretto, e tutti dovrebbero aver ormai capito che non avevamo una politica fiscale comune.

Un’intera generazione di europei è stata sacrificata sull’ideale di un’Europa unita. Non è servito a niente, sono vent’anni che ci stiamo impoverendo ed è evidente che questa cosa non funziona: bisognerebbe a questo punto avere la capacità e il coraggio di fare un passo indietro, per poi magari farne tre in avanti e diventare veramente l’Europa unita.

L’Europa, sulla carta, è un’idea teoricamente fantastica, il problema è che ai giorni nostri si scontra con una realtà che non corrisponde a quell’idea. La classe politica, i media, tutti i grandi centri d’interesse, sono riusciti a convincere il popolino, cioè l’elettorato, del contrario. Ma semplicemente perché tutti loro hanno una convergenza naturale d’interessi, a cominciare da quelli economici: tu lo vedi che per quanto l’economia vada male, la finanza e le borse continuano a tenere? Perché è talmente evidente ormai che le iniezioni di liquidità fatte non vanno all’economia reale.

TRAVEL & SPA Luglio / Agosto 2020
Il numero di TRAVEL & SPA contenente l’intervista a Preatoni

La finanza vive in un mondo completamente distaccato da quello reale e i grandi centri di interesse finanziario continueranno ad avere un grande tornaconto finché questa situazione rimarrà tale. Guarda le banche che non falliscono anche quando falliscono, o le case automobilistiche… ormai sono a un livello tale da non essere più coinvolte nell’economia reale. Così come la classe politica, che ovviamente ha tutto l’interesse a non voler cambiare lo status quo: i nostri tecnocrati sono stati tutti assorbiti da qualche commissione europea, è chiaro quindi che non sono venuti a fare gli interessi nazionali quando sono stati chiamati a fare i Primi Ministri non eletti.

Quindi io posso anche capire che il povero elettore medio pensi “tutti mi dicono che bisogna avere più Europa, avranno ragione loro”, ma dico anche…  non vuoi saperne di più, prendere in mano un libro, capire? Come fai a non farti delle domande e a comprendere che una cosa è legata all’altra, che non siamo in grado di fare più niente?

La popolazione si deve ribellare, si deve rifiutare. Io francamente, che vorrei fare l’imprenditore, sono dieci o dodici anni che lotto, che vivo un bagno di sangue per ogni passo in avanti che conquisto, ed è una fatica inenarrabile. E so anche che se fossi nato venti o trent’anni prima sarebbe stato ben diverso, o se fossi nato in Cina sarebbe stato diverso. So che qualcuno mi dirà “eh, bravo… però in Cina non avresti avuto la libertà”. Allora risponderei: sì ho capito, noi siamo bravissimi a predicare dal nostro pulpito di superiorità morale dataci da non so bene chi, ma se pensi al dramma sanitario vissuto recentemente, forse dovremmo smetterla di predicare da questo supposto piano di superiorità e dovremmo iniziare a occuparci delle cose concrete».

Tipo?

«Tipo il motore del mondo, cioè l’economia».

E, secondo te, la pandemia e il lockdown che conseguenze hanno avuto sul motore del mondo, l’economia, che poi è anche strettamente legata al turismo?

«Guarda, io ho un brutto presentimento: sin dal primo momento ho pensato che i danni provocati all’economia con questa “medicina”, ovvero il lockdown, a lungo termine si riveleranno superiori ai danni che avrebbe provocato la malattia stessa. La vita ha un preciso valore economico, qualcuno deve dirlo. Il fatto è che questi sono argomenti che vengono rifiutati, così tutti si sono chiusi in casa senza riflettere nemmeno un attimo.

Ma se al termine della pandemia ci ritroveremo ai tempi del baratto, con un’economia praticamente uccisa, senza più soldi per la ricerca, con un numero inadeguato di posti letto per i senza tetto (considera che nel mese di aprile i poveri in Italia sono praticamente raddoppiati) e che per questo la gente morirà di malattie nuove, penseremo ancora che ne sia valsa la pena? Io non voglio dire che chiudersi in casa sia stato sbagliato o giusto, però ritengo che uccidendo l’economia, alla fine, i danni saranno peggiori di quelli di una pandemia. E in questo modo perderemo molte più vite che non a causa del virus».

Queste riflessioni sono molto interessanti, ma ora concentriamoci a parlare più strettamente del turismo e di Domina. Immaginiamo che questo virus sparisca o diventi endemico, quindi curabile, insomma che l’emergenza passi o si plachi: il Coral Bay come si sta organizzando? Cosa diciamo ai lettori riguardo le vacanze?

«Sia al Coral Bay di Sharm El Sheikh, sia allo Zagarella in Sicilia – i nostri due resort più grandi – abbiamo intrapreso tutta una serie di azioni per garantire il distanziamento sociale. Tranquillizzare psicologicamente le persone è quello che ci preme di più, perché da quel punto di vista sarà difficile per molti decidere di ricominciare a viaggiare. Ecco perché abbiamo fatto sondaggi a campione tra i nostri soci di fiducia per capire la loro disponibilità a viaggiare, e devo dire che in generale sono rimasto molto soddisfatto: solo il 15% di loro è contrario all’idea, un 15% è indeciso su cosa fare, ma un buon 70% è assolutamente pronto a ripartire subito. In particolare è emerso che i nostri soci si fidano molto di Domina, e questo ci ha spinto ad impegnarci ancora di più nella preparazione di una ripartenza sicura.

Al Coral Bay, in particolare, grazie agli spazi enormi possiamo permetterci di dare a ogni nostro ospite un’area personale in spiaggia – che abbiamo riorganizzato  come una grande scacchiera – e abbiamo attuato tutta una serie di misure preventive, per esempio al check in: siamo l’unico resort che esegue un controllo per assicurarci che gli ospiti in arrivo non abbiano né febbre né altri sintomi. Abbiamo inoltre attivato un profondo processo di sanificazione delle camere, e nei ristoranti a buffet è il nostro personale, dotato di guanti e mascherine, a servire le portate. In questo modo non sono le persone a servirsi autonomamente e nessuno può toccare il cibo, garantendo la massima igiene.

Ci prepariamo alla nuova stagione rispettando le norme del Ministero della Salute, tutelando l’ospite sia a livello di salute sia a livello psicologico, perché non sarà facile tornare alla normalità dall’oggi al domani. C’è da dire che a Sharm noi ci siamo, come dire, “rodati” durante il periodo di quarantena: nel resort abbiamo tantissimi italiani che ci vivono stabilmente, magari in affitto, e per loro abbiamo creato un’isola felice e protetta. Tanto che al Coral Bay il numero di contagi è stato zero, e proprio per questo abbiamo deciso di non aprire al mercato locale, come invece sta facendo l’Egitto. Ci stiamo organizzando per la riapertura del mercato internazionale, che si spera possa ricominciare a luglio. Per quanto riguarda Zagarella, invece, dove abbiamo riaperto a fine giugno, punteremo sul mercato italiano, dato che fortunatamente la circolazione tra regioni è di nuovo consentita.

Per quanto riguarda le misure di sicurezza, stiamo pensando di permettere l’alloggio nei 40 villini del parco, dove serviremo la colazione e i pasti alla carta, e in 80 camere, riservando già dall’arrivo un posto privato per ogni ospite sia nelle due piscine, sia al mare: in questo modo allo Zagarella saranno a disposizione 120 unità anziché quasi 400, garantendo la sicurezza del distanziamento sociale e la massima privacy. Ovviamente, dato che questo comporterà una riduzione nella capienza della struttura, ci stiamo organizzando per fornire un “diritto di prelazione” ai soci Domina, che potranno prenotare per primi, per poi eventualmente aprire anche al mercato nazionale. Sull’internazionale, francamente, al momento non ci conto».


Carta d’identità

Eugenio Preatoni è il CEO di Domina, uno dei gruppi italiani più innovativi nel settore del turismo (il padre Ernesto ha creato nel 1994 il famoso Coral Bay, dando origine alla storia di Sharm El Sheikh). Laureato in Economia all’Università Bocconi di Milano, parla 4 lingue. Esperto di finanza e management, è stato anche uno dei protagonisti di “Boss in incognito”, programma televisivo in onda su Rai Due nel 2016.

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